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Ho messo giù qualche riflessione sulla situazione che stiamo vivendo.
La testa frulla sempre un po’ troppo e fermarsi a scrivere forse fisserà meglio i pensieri. E vi dirò che è anche “carino” cercare delle analogie con il Karate. Chissà, in questo si potrebbe anche trovare nuova forza.

Rispetto a questo periodo difficile e quasi surreale, sono d’accordo sul fatto che le avvisaglie in passato ci siano state. Le premesse poste negli ultimi anni, quanto a restrizione delle libertà individuali, non potevano portare a qualcosa di molto diverso, cioè alla quasi totale privazione della libertà. Rimaneva solo da scoprire quali mezzi sarebbero stati utilizzati per raggiungere questo obiettivo.
Avremmo dovuto essere pronti. Il problema è che l’essere umano, io in primis (mea culpa), vive come in un comodo sonno dal quale si risveglia solo quando è calpestato il suo interesse.

Ora che siamo stati colpiti tutti, la speranza poteva essere che si risvegliassero più coscienze e che questo portasse a qualche reazione collettiva (pacifica ovviamente) per bloccare questa deriva. Purtroppo non è stato così.

Una strategia perfetta: agire sulla paura, un’arma infallibile che ha immobilizzato la quasi totalità della popolazione. Perché quando si ha paura ci si affida agli altri e gli si chiede di scegliere per noi, accettando di perdere ogni libertà. Lasciar scegliere gli altri ci fa sentire al sicuro e soprattutto ci deresponsabilizza. Così non dobbiamo più rispondere delle nostre azioni. Se però l’altro è uno “stronzo”, come pare essere, non se ne esce tanto bene.
Ma non solo. Questa strategia è perfetta anche perché in questo modo chi dirige le masse si è creato anche un enorme esercito di persone impaurite pronte a sparare (in senso metaforico) contro chiunque si discosti da quanto dettato dall’alto. Un’ottima arma di difesa contro ogni possibile manifestazioni di dissenso.

Adeguarsi al sistema è sicuramente più comodo e rassicurante. Certo è un po’ ridicolo vedere persone con mascherina e guantini passeggiare da SOLE sotto casa (forse non vogliono infettare eventuali mosche che passano liberamente da quelle parti?). Ma in questo modo ci si può sentire bravi cittadini e pensare che presto tutto finirà.

In molti dicono che questo periodo, essendo obbligati a fermarci e avendo quindi molto tempo da dedicare a noi stessi e alla nostra famiglia, ci servirà a riscoprire i veri valori. Saremo quindi tutti migliori? Io non credo. Sicuramente avremo tutti vite diverse, ma non per questo saremo migliori.
Anzi, il timore è che dopo questa esperienza si perderanno del tutto la fiducia negli altri, la solidarietà tra le persone e i rapporti umani in generale. Continuerà la caccia alle streghe che è già in atto per cercare i colpevoli, gli irresponsabili che non hanno obbedito ciecamente sin da subito. E sono forse quelli che sono andati a fare una corsetta in solitaria? Ridicolo! Ma è quello che sento dire anche da persone che ritenevo intelligenti. Ma l’uomo, si sa, ha sempre la necessità di trovare dei capri espiatori contro cui puntare il dito.
In molti cercheranno di capire chi ha ucciso la nonna o il padre contagiandolo. Ridicolo anche questo perché un virus è un virus e non decidi a chi lanciarlo addosso. …E in questa ricerca diventeremo gli uni nemici degli altri, distogliendo quindi l’attenzione da cose più importanti.

Su un altro punto sono d’accordo: stiamo combattendo, ma in tempo di pace e con armi diverse dal passato. Il più grosso problema però è capire contro chi. Non credo che il nostro nemico più grande sia il covid-19.
Difficile in questa situazione cambiare in funzione del nostro avversario come ci suggerisce il 13° principio del Karate. Come puoi conoscere il tuo nemico e i suoi punti deboli se non sai contro chi stai combattendo? Sono tante le ipotesi.
E tu ti affanni cercando di avere la tua lettura di quello che stai vivendo senza credere a tutto ciò che senti in televisione. Ma le tue risorse sono limitate da tutti i punti di vista: il tempo, le capacità intellettuali, l’energia…

Rispetto al passato è cambiata una cosa fondamentale. In passato, le persone combattevano, a volte anche contro avversari più forti, ma avendo sempre il nemico davanti agli occhi. E allora sì, il principio secondo cui “se conosci il tuo nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura” è un principio nel quale credo tantissimo.
Ma devi mettere in conto che vincere una guerra non vuol dire non avere perdite. E se il tuo avversario è molto più forte, perchè ha delle risorse grandissime rispetto alle tue, il fatto di conoscere lui e conoscere te stesso non ti eviterà delle perdite enormi. E allora puoi decidere di non combattere e metterti comodo adeguandoti alle richieste del nemico, seppur tradendo i tuoi principi. Ma se questo significa perdere il bene per te più grande devi combattere per forza.

Qualcuno in passato ha dovuto lottare contro il tentativo di privarci delle nostre libertà, ma questo ha significato perdere tantissimo su più piani. Perderai sul piano economico, subirai una fortissima esclusione sociale dai molti che invece si sono allineati, perderai sul piano della salute, perderai il tuo preziosissimo tempo e ne risentirà probabilmente anche l’armonia della tua casa. Ma sarai con ogni probabilità riuscito a mantenere intatto il tuo bene più prezioso. In questo senso posso condividere il principio dell’arte della guerra: vincere inteso non come portare a casa la testa del nemico, ma come riuscire a conservare il bene più grande. Forse è un po’ esagerato, ma possiamo pensare a un Samurai che sceglie di combattere con un avversario più forte sapendo che perderà tutto, persino la vita, ma che non piegandosi al nemico avrà conservato il suo bene più grande che per lui è l’onore. In questo sta la sua vittoria. Noi ovviamente non perderemo la vita. Si combatte con armi diverse.

Oggi ci troviamo quindi, da una parte, con quei pochi che hanno lottato tanto negli anni passati e questa lotta ha lasciato loro dei segni profondi e adesso manca l’energia. Ora avrebbero solo bisogno di staccare mentalmente e fisicamente per recuperare il possibile di quanto hanno perso. Combattere ancora vorrebbe dire andare verso il suicidio. Dall’altra, ci sono gli altri, la massa addormentata ancora più profondamente grazie all’arma della paura della pandemia. Impossibile quindi combattere.

Riprendendo Platone, in questo particolare momento non credo che servirebbe che qualcuno tornasse nella caverna per liberare gli schiavi dalle catene, perché lo ucciderebbero, tanto è grande il loro il bisogno di restare incatenati nella rassicurante caverna.
E soprattutto, davvero c’è qualcuno che ha un grado di conoscenza della realtà tale da avere la presunzione di poter risvegliare gli altri?
Una eventuale liberazione può partire solo dagli schiavi stessi e questo potrebbe accadere solo se la caverna bruciasse. Solo in quel caso tutti si prenderebbero il rischio di scoprire cosa c’è fuori, qual è la vera realtà.

Rimane comunque sempre quella bellissima frase Zen che ci hai inviato, per cui “sedendo quieto, non facendo niente, la primavera arriva e l’erba cresce da sola”. E forse in questo momento è l’unica cosa possibile.

Chiudo con un pensiero che probabilmente è l’esatto contrario di quello che ci insegna il Karate. Cito la frase di un film di cui non ricordo ora il titolo: “le cose vanno fatte bene, ma con superficialità”. E con questo intendo dire che bisogna leggere, informarsi e conoscere per quanto il nostro cervello e il nostro bisogno di serenità ci consentono e poi, sapendo, bisogna semplicemente fare finta di niente (…se la nostra coscienza e il nostro bisogno di giustizia ce lo permetteranno).

Socio X 01