Le cose belle arrivano a coloro che credono, le cose migliori arrivano a coloro che sono pazienti e le cose straordinarie arrivano a coloro che non si arrendono.

Non siamo tutti uguali nonostante vogliano farcelo credere e vogliano imporcelo per motivi squisitamente politici e di potere. Un popolo uniformato, dello stesso colore (possibilmente grigio), sradicato dalle proprie radici culturali, dal pensiero unico (quello di chi comanda) è molto più facile da controllare. Uomini e donne di questo genere sono prevedibili e manovrabili, ma tutto questo è assolutamente normale.

Il grigio è il nuovo arcobaleno. Il buio è la nuova luce. L’odio è il nuovo amore. L’ignoranza è la nuova consapevolezza.

Cosa preferireste voi, dovendo scegliere un animale da compagnia? Ne vorreste uno indipendente, che non risponde ai vostri comandi, che scappa di casa quando è in calore

oppure ne vorreste uno docile, coccoloso, senza impulsi sessuali e che vi da la zampa dietro vostra richiesta? Ecco, il “potere” è esattamente come il padrone del cane che, se non accetta il carattere del suo animale, lo fa addestrare e lo castra, quindi come vedete non c’è nulla di strano in tutto ciò, è tutto molto umano. Ora cambiamo prospettiva e cerchiamo di vedere le cose dalla parte del nostro animale da compagnia che è stato creato per vivere libero, in mezzo alla natura, con una struttura fisica che gli permette di sopportare situazioni climatiche per noi impensabili, con istinti primordiali a cui dedicare la sua vita e con sensi che gli permettono di godere di profumi, suoni e colori per noi sconosciuti. Perchè allora un essere fatto per vivere libero e godere di tutta la natura che lo circonda e che tutto gli può dare si rende schiavo di un altro essere? Come ho già detto altre volte, la natura tende verso il semplice e nell’evoluzione predilige sempre le strade che richiedono il minor consumo di energia, questo ha un suo senso se pensiamo che lo scopo primario, naturale e primordiale di ogni essere è quello di mantenersi in vita e di contribuire alla riproduzione della specie. Se questo è lo scopo, è chiaro che bisogna tentare di ridurre il consumo di energie in ogni cosa, fatta salva la riproduzione. L’animale però non ne è consapevole e quindi una volta assaggiata la comodità del vivere in un ambiente confortevole, senza la preoccupazione di procacciarsi il cibo, ed in cui può rilassarsi a qualsiasi ora del giorno e della notte perchè protetto da ogni pericolo e nemico esterno, sceglierà senza dubbio di accettare qualsiasi imposizione del suo padrone per mantenere il più basso possibile il consumo di energia, che al momento opportuno, dovrebbe spendere per la riproduzione.

L’animale non sa però che se i suoi impulsi sessuali sono troppo forti o fastidiosi per il padrone verrà inevitabilmente castrato e sarà trasformato in un inutile suppellettile, obeso e malato… ma molto, molto rilassato! Anche noi umani siamo fatti nello stesso modo, siamo esseri destinati a riprodurre la specie ed abbiamo installati nel nostro cervello gli stessi programmi che servono ad ogni altro essere vivente per non estinguersi, quindi anche noi tendiamo al risparmio energetico e naturalmente scegliamo la comodità e non la scomodità, comodità che definirò in seguito come zona di conforto.

La zona di conforto può essere visualizzata come un cerchio recintato nel quale noi siamo al centro, questa zona contiene tutte le nostre certezze, le nostre conoscenze e le nostre esperienze. il diametro della zona di conforto è variabile, può essere ingrandito quando siamo obbligati ad uscire dal recinto per cambiare una situazione o in alcuni casi ridotto se vengono a mancarci sicurezze che credevamo punti fermi della nostra vita.

La dimensione del diametro della zona di conforto dipende comunque da quello che ci mettiamo dentro e da quante volte abbiamo dovuto superare il recinto per affrontare qualcosa di sconosciuto. Ogni qual volta ne usciamo il diametro si allarga e più il diametro si allarga più avremo fatto nuove esperienze, meno avremo paura o meglio non avremo più paura delle cose che prima ci erano sconosciute. Anche l’animale ha la sua zona di conforto ma l’animale selvatico, quello che deve badare da solo alla sua vita non ha problemi a superarla perchè per restare vivo deve fare esperienze, deve affrontare ciò che non conosce, non gli è quindi permesso di chiudersi nella paura, o crogiolarsi nella comodità pena la morte. L’immobilità, nonostante la tendenza al risparmio di energia, in natura non è contemplata. L’animale selvatico vive fino in fondo la sua vita, fa quello che deve fare con ciò che ha, non ha paura di morire, al massimo soffre nel momento, non ha paura di restare senza cibo anche se a volte patisce la fame, non passa la sua esistenza a preoccuparsi per i suoi cuccioli ma agisce istintivamente e nel momento in cui dovrà proteggerli lo farà, tornando poi ad occuparsi della propria vita e della continuazione della specie,

l’animale selvatico ha una formidabile e grandissima missione che svolge nel modo più semplice possibile. Alleluia!

Anche un animale selvatico però può essere col tempo ed i giusti metodi ammaestrato ed anche il più aggressivo dovrà piegarsi ai voleri umani, purtroppo per lui noi abbiamo fruste, fucili, gabbie di ferro e varie altre amenità, inoltre siamo, come dicevo prima, fonte di cibo facile e comodità. Troppo contro il coraggio, una mente semplice, zanne robuste ed artigli di un animale.

E noi umani, razza meticcia, frutto di un amplesso fra un animale selvatico ed un essere divino, con un cervello dalla potenza di calcolo infinita, centinaia di migliaia di anni di esperienza e di cultura alle spalle, razza che ha saputo superare i limiti fisici e naturali inventando mezzi per muoversi nell’aria, nell’acqua e nello spazio, mezzi che ci hanno permesso di allargare in modo esponenziale i nostri orizzonti, come ci comportiamo?

Dovremmo ormai saper bilanciare la parte animale con quella pensante, saperci muovere con eleganza fra il mondo materiale e quello psichico, fra la parte animale e quella divina, ognuno di noi dovrebbe essere in grado di fare cose eccezionali per se e per gli altri. Ed invece eccoci qua, nell’anno 2020, a sprecare energie per ammaestrare la bestia fiera, selvaggia e coraggiosa che c’è in noi, comportandoci come quell’animale da compagnia che tutto accetta pur di restare nella sua microscopica zona di conforto, accettando briciole in cambio della nostra libertà di pensiero e di azione negandoci qualsiasi esperienza esca dal conosciuto e dal socialmente accettato e trasformandoci in grassi, pigri, castrati esempi per le generazioni future.

Una tigre ai suoi cuccioli insegna a cacciare, non ad aver paura, siate tigri.

Diego Carcassi.