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Manifestiamo all’acqua di rose

Voli biposto

Il volo in parapendio biposto (o volo tandem) è un esperienza emozionante ma allo stesso tempo tranquilla e rassicurante, per questa ragione è adatto sia a giovani alla ricerca di forti emozioni sia a coloro che finalmente possono realizzare il desiderio di volare come un’aquila solamente con la forza dell’aria.

Il vostro parapendio verrà pilotato da un nostro istruttore professionista e, seduti in tandem con lui, potrete provare in assoluta sicurezza l’emozione di volare e visiterete il cielo accompagnati dal solo fruscio del vento.
Il decollo e’ immediato nessuno sforzo titanico da fare, solo una piccola corsa per librarsi in aria.
In volo si sta comodissimi ognuno ha la sua selletta e si viaggia comodi come in poltrona.

I mezzi sono sicurissimi, tutti omologati voliamo solo in condizioni aerologicamente perfette. La sicurezza e’ garantita da anni di esperienza e n iente e’ lasciato al caso. Durante il volo tanta e’ la tranquillita’ che si possono addirittura passare i comandi del mezzo al passeggero che puo’ in piena sicurezza guidare (ovviamente solo fino ad un certo punto) il mezzo stesso. Altrimenti se preferisce avendo la piena liberta’ dei movimenti si puo’ dedicare a fare foto che rimarranno poi come un ricordo indelebile di quell’avventura.
L’atterraggio come il decollo non presenta alcuna difficolta’. Il tasso di caduta del biposto equivale a poco più di 1 metro al secondo ed il contatto col suolo si rivela estremamente dolce.

I biposti possono venire effettuati sia come voli turistici da persone che vogliono solo levarsi la soddisfazione di un battesimo dell’aria col parapendio o possono essere fatti come integrazione di addestramento per chi gia’ vola oppure per coloro che vogliono avvicinarsi ad un corso di parapendio ma vogliono prima provare per avere piena conferma delle proprie aspettative.
Non ci state a pensare tanto!
Sono emozioni incredibili e vissute nella piena sicurezza senza dover mettere in gioco niente e nessuno. Non privatevene. Potrebbe essere l’inizio di una incredibile avventura.
Non è necessaria nessuna particolare preparazione o capacità fisica. Tutto ciò che è richiesto è saper fare qualche passo di corsa per spiccare il volo.

voli in parapendio valle d’aosta

Voli alti

Il parapendio è il mezzo in assoluto più leggero che permetta all’uomo di volare, il più semplice mai concepito.
Fin dalla sua nascita ha suscitato immediatamente l’interesse e la fantasia di chi ha coltivato da sempre il sogno di volare.
Il ridottissimo ingombro, la praticità di preparazione, la facilità d’apprendimento del pilotaggio nelle fasi iniziali, lo rendono subito divertente, avvicinabile e praticabile da chiunque, aprendo incredibili possibilità alla diffusione degli sport dell’aria.


Le prestazioni delle moderne ali sono di tutto riguardo. Grazie alla grande evoluzione tecnologica, il pilota di parapendio riesce a sfruttare anche le più deboli correnti ascensionali prolungando il volo per ore ed ore.
Anche se con velocità più modeste di quelle del deltaplano, sono percorribili distanze incredibili, il record mondiale nei voli di distanza supera abbondantemente i 300 Km…
Con il via libera del proprio istruttore, si approda alla fase dei voli alti: iniziano i voli in solitario. Gli allievi verranno guidati via radio da due istruttori o assistenti che si troveranno sia in decollo sia in atterraggio. I primi voli verranno effettuati naturalmente in aria molto calma, per consentire all’allievo di prendere confidenza con il mezzo in assoluta tranquillità. Con il passare del tempo, oltre a imparare le manovre standard da presentare all’esame, gli allievi apprenderanno a riconoscere le correnti ascensionali che permetteranno loro di aumentare la durata del volo. I voli minimi richiesti per accedere all’esame sono trenta, ma sarà l’istruttore a valutare la possibilità di presentare l’allievo all’esame o di proseguire il percorso con altri voli.


Contemporaneamente alle lezioni pratiche, inizierà e proseguirà per tutta la durata del corso anche la parte delle lezioni teoriche, durante le quali verranno approfonditi argomenti come la meteorologia, l’aerodinamica, la legislazione, le tecniche di pilotaggio. Verranno fatte anche delle esercitazioni ai quiz previsti per l’esame finale e il rilascio dell’attestato di volo libero.
Una volta accertata la possibilità di sostenere l’esame, verrà scelta una data fra quelle programmate dall’Aero Club Italia.

Due esaminatori esterni saranno presenti per valutare le capacità e la preparazione del futuro pilota. La valutazione pratica verrà fatta sia in decollo che in atterraggio e richiede la capacità di gestire al meglio il decollo in totale autonomia, di effettuare durante il volo alcune manovre standard imparate durante il corso e di effettuare correttamentel’atterraggio. Per la valutazione teorica verranno presentati dei quiz sugli argomenti trattati durante il corso.

I campetti

La prima fase del corso di parapendio si svolge su di un prato in leggera pendenza, dove gli allievi imparano in tutta sicurezza a conoscere e relazionarsi con la vela e i sui componenti. Oltre ad avere un piccolo assaggio delle dinamiche di decollo, volo e atterraggio.

Chiunque è in grado di frequentare un corso di parapendio, questo sport è adatto a tutte le età, dal giovane (minimo 16 anni) in cerca di un’esperienza emozionante ed adrenalinica al pensionato che vuol finalmente coronare il sogno di volare in massima sicurezza.
L’istruttore controlla la corsa dell’allievo e gli impartisce le istruzioni. La dolcezza del pendio e la scarsa efficienza delle vele scuola impediscono il decollo, ma consentono di familiarizzare con il controllo del parapendio che può essere diretto dove voluto per mezzo di due comandi: il freno destro e il freno sinistro; per girare rispettivamente a destra e sinistra.

Terminata la corsa, l’allievo raccoglie la vela e ritorna al punto di partenza; tutta questa fase viene chiamata “campetto”. Durante il campetto, gli allievi imparano che esistono vele con caratteristiche molto differenti le une dalle altre ed imparano anche osservando ciò che fanno gli istruttori.


Una volta preso confidenza con il parapendio è la volta di mettersi in gioco con alcuni brevi voli, alti qualche metro, in modo da abituarsi al decollo, al “vuoto” sotto i piedi e all’atterraggio.

Il cambiamento

Siamo stati abituati a dare un significato negativo, di rottura, di stravolgimento alla parola cambiamento.
Abbandoniamo per il momento tutto ciò che sappiamo su questa parola.

Il cambiamento è miglioramento, una farfalla è frutto di un cambiamento.

Il cambiamento è scoprire in noi forze e risorse che non sapevamo di avere seguendo le nostre passioni. Non è mai troppo tardi. Non c’è un’età giusta per iniziare qualche cosa di nuovo che vibri con la nostra anima.

Quando ho iniziato a fare il primo corso di sub avevo 20 anni e lo stavo facendo perché stavo seguendo l’idea di come mi avrebbe fatto sentire dopo. Avevo un’ immagine di come sarebbe cambiata la mia vita dopo quel corso. Volevo far parte di quel mondo che sembrava lontano da me, irraggiungibile e affascinante. Come poteva una ragazza di montagna trovarsi a suo agio in mare? Eppure seguendo quell’idea, ho continuato scoprendo che non solo ero a mio agio ma che quella sarebbe diventata una delle mie passioni più forti.

Ho ricominciato a praticare karate all’età di trent’anni. Facevo un lavoro molto impegnativo dal punto di vista fisico e di orari. Viaggiavo molto e da sola. Avevo ogni scusa plausibile per non ricominciare gli allenamenti. Eppure avevo una passione: il karate. Volevo ricominciare. Volevo sentirmi più forte fisicamente e più sicura come persona. Impare le tecniche anche quelle più difficili per me significava sfidarmi, andare oltre quello che pensavo fosse impossibile. Mi immaginavo di camminare per strada
sicura di me proprio perché avevo imparato qualcosa di difficile. L’obiettivo era stare bene, essere forte. Ho continuato nonostante la fatica e le difficoltà perché sapevo che mi avrebbe migliorato il fisico e la mente.

In età matura mi sono appassionata alla corsa amatoriale. All’inizio lo trovavo un modo per caricarmi di energia, correvo ascoltando musica, liberavo la mente, sudavo, faticavo e da tutto questo saltavano fuori nuovi progetti e idee. Riuscendo di volta in volta ad aumentare la distanza ho iniziato a partecipare a gare amatoriali di 5, 10, e poi 21km. Non mi importava della competizione volevo solo vedere come mi sarei comportata con le distanze e se fossi riuscita ad arrivare in fondo. Dosando bene le energie e divertendomi arrivai a correre tranquillamente i 21 km, quindi puntai alla maratona, era una distanza lunghissima, 42,195km ed ero curiosa di sapere come sarei comportata. Mi allenavo duramente e nonostante i viaggi di lavoro, i fusi orari e la stanchezza correvo ovunque. Ero sicura di farcela. Il giorno della gara a 15km dalla fine, il muro!

Uno strapiombo di difficoltà molto noto ai maratoneti, dove le gambe non vogliono più muoversi ed in più il mio ginocchio in quel momento urlava dal male. Non mi fermai e la grande sorpresa fu che l’idea di fermarmi non mi era passata nemmeno per la testa!

Scoprirsi, provarsi, fare di tutto per farcela ci cambia dentro e questo cambiamento è positivo, ogni nuova esperienza ci cambia rendendoci più forti.


Quando è l’ultima volta che ci siamo sentiti entusiasti per qualcosa?

E se iniziassimo a seguire con passione tutte quelle cose che ci fanno sentire così?

Non saremmo maggiormente in sintonia con noi stessi e di conseguenza con gli altri?


Ecco che la parola cambiamento inizia ad avere un’altro significato, quello di evoluzione, inclusione, condivisione, gioia, vita!

Monica Costa

Vincere la paura

La paura è una semplice emozione atavica e naturale che attiva reazioni chimiche all’interno del nostro corpo e scatena azioni atte a salvarci la pelle in momenti di grande difficoltà.

Alcune paure sono innate, ovvero registrate nel nostro dna e servono proprio a preservarci da problemi semplici e pratici quali: cadere da un dirupo, affogare, diventare il pasto di un animale, ustionarci, eccetera.

È anche grazie alla paura che la nostra razza non si è ancora estinta! Purtroppo però le paure innate possono venire amplificate dall’educazione, dalla famiglia, da fatti a cui abbiamo assistito o che ci sono stati raccontati, ma non solo, a queste paure innate e amplificate se ne aggiungono altre, ovvero le paure create dalla nostra mente sempre troppo pensante, la paura del futuro, della povertà, delle malattie, della morte e così viviamo quotidianamente nella paura pur essendone inconsapevoli e tutte le nostre azioni vengono continuamente elaborate sulla base di calcoli matematici e paure reali o create da noi, non permettendoci di esprimere tutte le nostre potenzialità, limitando le nostre esperienze e non permettendoci di incrementare la nostra capacità di apprendimento e di risposta.

La paura è per sua natura un’emozione sgradevole, e noi umani tendiamo ad evitare tutto ciò che ci è sgradevole, non lo facciamo apposta, siamo proprio fatti così, il nostro cervello ci dice: meglio un divano che un’ora di sport, meglio cinque medicine dalle mille controindicazioni che la paura di morire, meglio un lavoro che non ci piace piuttosto che la paura della povertà, meglio vivere segregati e senza libertà che ammalarsi di malattie terribili. Il nostro cervello, macchina eccezionale, per farci risparmiare energie e per conservarci sceglie sempre la parte più facile per noi.

Personalmente ho deciso già in giovane età di affrontare le mie paure, attenzione non ho detto di eliminare le mie paure, se le avessi eliminate non sarei qui a scrivere ma due metri sotto terra a parlare con i vermi. Sono partito dalla mia paura più grande, quella del vuoto e mi sono iscritto ad un corso di paracadutismo, poi ho continuato con la paura del confronto e della rabbia ricominciando con il Karate e poi ancora con quella della profondità, del soffocamento e del buio ricominciando ad immergermi.

Per fare queste attività ho dovuto imparare cose nuove, modellare il mio corpo ed i miei muscoli perchè fossero in grado di agire diversamente dal solito, ma soprattutto ho dovuto imparare a conoscere profondamente la mia paura, farla diventare un’amica preziosa. Dopo trent’anni di addestramenti, allenamenti, studio, divertimento, io e la mia paura abbiamo fatto un patto, io la ascolto e la lascio esistere a condizione che lei non tenti mai di prendere il sopravvento, facendomi divertire, emozionare e godere di cose uniche.

Sono passati trent’anni dalla prima volta che ho deciso di mettermi alla prova e le mie paure ci sono ancora! E allora, perchè tutto questo sbattersi, imparare cose nuove, faticare, sforzarsi per far tacere quella voce interna che ti dice: “oggi non andare a volare, il vento è un po’ teso…” oppure: “non andare a fare quella gara di kumite, quel dolorino al ginocchio potrebbe peggiorare…” oppure: “guarda com’è mosso il mare, non sarà una bella immersione…”, se poi alla fine sono ancora qui a fare i conti con le mie paure?

Perchè ho seguito i miei sogni di bambino, anche se avevo una paura fottuta! Mi sono ispirato ai Samurai, a Charles Lindbergh, a Patrick de Gayardon, a Jacques Cousteau, a Neil Armstrong, ai libri di avventure e a tutti quei personaggi che ammiravo per il loro coraggio,per le loro azioni, per il loro essere uomini e donne pronti a sfidare la sorte per la loro passione ed i loro ideali.

Questi per me erano SUPER EROI, ed io volevo diventare un super eroe.

Purtroppo non ce l’ho fatta ma sono molto soddisfatto e felice di aver faticato ed investito tanto tempo per controllare le mie paure e vivere esperienze che mi hanno fatto diventare quello che sono, un uomo felice e sereno.

No, non si tratta di controllo, il controllo è rigidità e la rigidità è assolutamente negativa in ogni ambito, il Maestro Funakoshi esprime molto bene questo concetto “Concentrazione e rilassamento devono trovare posto al momento giusto; muoviti e asseconda il tuo avversario“, per affrontare la vita e tutto ciò che ci fa paura serve elasticità, mente aperta, pazienza e tanta, tantissima umiltà e voglia di migliorare!

Non provarci è un vero peccato.

Diego Carcassi.

L’animale che c’è in noi.

Le cose belle arrivano a coloro che credono, le cose migliori arrivano a coloro che sono pazienti e le cose straordinarie arrivano a coloro che non si arrendono.

Non siamo tutti uguali nonostante vogliano farcelo credere e vogliano imporcelo per motivi squisitamente politici e di potere. Un popolo uniformato, dello stesso colore (possibilmente grigio), sradicato dalle proprie radici culturali, dal pensiero unico (quello di chi comanda) è molto più facile da controllare. Uomini e donne di questo genere sono prevedibili e manovrabili, ma tutto questo è assolutamente normale.

Il grigio è il nuovo arcobaleno. Il buio è la nuova luce. L’odio è il nuovo amore. L’ignoranza è la nuova consapevolezza.

Cosa preferireste voi, dovendo scegliere un animale da compagnia? Ne vorreste uno indipendente, che non risponde ai vostri comandi, che scappa di casa quando è in calore

oppure ne vorreste uno docile, coccoloso, senza impulsi sessuali e che vi da la zampa dietro vostra richiesta? Ecco, il “potere” è esattamente come il padrone del cane che, se non accetta il carattere del suo animale, lo fa addestrare e lo castra, quindi come vedete non c’è nulla di strano in tutto ciò, è tutto molto umano. Ora cambiamo prospettiva e cerchiamo di vedere le cose dalla parte del nostro animale da compagnia che è stato creato per vivere libero, in mezzo alla natura, con una struttura fisica che gli permette di sopportare situazioni climatiche per noi impensabili, con istinti primordiali a cui dedicare la sua vita e con sensi che gli permettono di godere di profumi, suoni e colori per noi sconosciuti. Perchè allora un essere fatto per vivere libero e godere di tutta la natura che lo circonda e che tutto gli può dare si rende schiavo di un altro essere? Come ho già detto altre volte, la natura tende verso il semplice e nell’evoluzione predilige sempre le strade che richiedono il minor consumo di energia, questo ha un suo senso se pensiamo che lo scopo primario, naturale e primordiale di ogni essere è quello di mantenersi in vita e di contribuire alla riproduzione della specie. Se questo è lo scopo, è chiaro che bisogna tentare di ridurre il consumo di energie in ogni cosa, fatta salva la riproduzione. L’animale però non ne è consapevole e quindi una volta assaggiata la comodità del vivere in un ambiente confortevole, senza la preoccupazione di procacciarsi il cibo, ed in cui può rilassarsi a qualsiasi ora del giorno e della notte perchè protetto da ogni pericolo e nemico esterno, sceglierà senza dubbio di accettare qualsiasi imposizione del suo padrone per mantenere il più basso possibile il consumo di energia, che al momento opportuno, dovrebbe spendere per la riproduzione.

L’animale non sa però che se i suoi impulsi sessuali sono troppo forti o fastidiosi per il padrone verrà inevitabilmente castrato e sarà trasformato in un inutile suppellettile, obeso e malato… ma molto, molto rilassato! Anche noi umani siamo fatti nello stesso modo, siamo esseri destinati a riprodurre la specie ed abbiamo installati nel nostro cervello gli stessi programmi che servono ad ogni altro essere vivente per non estinguersi, quindi anche noi tendiamo al risparmio energetico e naturalmente scegliamo la comodità e non la scomodità, comodità che definirò in seguito come zona di conforto.

La zona di conforto può essere visualizzata come un cerchio recintato nel quale noi siamo al centro, questa zona contiene tutte le nostre certezze, le nostre conoscenze e le nostre esperienze. il diametro della zona di conforto è variabile, può essere ingrandito quando siamo obbligati ad uscire dal recinto per cambiare una situazione o in alcuni casi ridotto se vengono a mancarci sicurezze che credevamo punti fermi della nostra vita.

La dimensione del diametro della zona di conforto dipende comunque da quello che ci mettiamo dentro e da quante volte abbiamo dovuto superare il recinto per affrontare qualcosa di sconosciuto. Ogni qual volta ne usciamo il diametro si allarga e più il diametro si allarga più avremo fatto nuove esperienze, meno avremo paura o meglio non avremo più paura delle cose che prima ci erano sconosciute. Anche l’animale ha la sua zona di conforto ma l’animale selvatico, quello che deve badare da solo alla sua vita non ha problemi a superarla perchè per restare vivo deve fare esperienze, deve affrontare ciò che non conosce, non gli è quindi permesso di chiudersi nella paura, o crogiolarsi nella comodità pena la morte. L’immobilità, nonostante la tendenza al risparmio di energia, in natura non è contemplata. L’animale selvatico vive fino in fondo la sua vita, fa quello che deve fare con ciò che ha, non ha paura di morire, al massimo soffre nel momento, non ha paura di restare senza cibo anche se a volte patisce la fame, non passa la sua esistenza a preoccuparsi per i suoi cuccioli ma agisce istintivamente e nel momento in cui dovrà proteggerli lo farà, tornando poi ad occuparsi della propria vita e della continuazione della specie,

l’animale selvatico ha una formidabile e grandissima missione che svolge nel modo più semplice possibile. Alleluia!

Anche un animale selvatico però può essere col tempo ed i giusti metodi ammaestrato ed anche il più aggressivo dovrà piegarsi ai voleri umani, purtroppo per lui noi abbiamo fruste, fucili, gabbie di ferro e varie altre amenità, inoltre siamo, come dicevo prima, fonte di cibo facile e comodità. Troppo contro il coraggio, una mente semplice, zanne robuste ed artigli di un animale.

E noi umani, razza meticcia, frutto di un amplesso fra un animale selvatico ed un essere divino, con un cervello dalla potenza di calcolo infinita, centinaia di migliaia di anni di esperienza e di cultura alle spalle, razza che ha saputo superare i limiti fisici e naturali inventando mezzi per muoversi nell’aria, nell’acqua e nello spazio, mezzi che ci hanno permesso di allargare in modo esponenziale i nostri orizzonti, come ci comportiamo?

Dovremmo ormai saper bilanciare la parte animale con quella pensante, saperci muovere con eleganza fra il mondo materiale e quello psichico, fra la parte animale e quella divina, ognuno di noi dovrebbe essere in grado di fare cose eccezionali per se e per gli altri. Ed invece eccoci qua, nell’anno 2020, a sprecare energie per ammaestrare la bestia fiera, selvaggia e coraggiosa che c’è in noi, comportandoci come quell’animale da compagnia che tutto accetta pur di restare nella sua microscopica zona di conforto, accettando briciole in cambio della nostra libertà di pensiero e di azione negandoci qualsiasi esperienza esca dal conosciuto e dal socialmente accettato e trasformandoci in grassi, pigri, castrati esempi per le generazioni future.

Una tigre ai suoi cuccioli insegna a cacciare, non ad aver paura, siate tigri.

Diego Carcassi.

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